I Frutti di Boskov

Monchi e i saldi di gennaio

20 gennaio 2018

In questa immagine è raffigurato un Monchi "Like a boss" che ammicca gagliardo in camera. Probabilmente ha appena ricevuto l'offerta del Chelsea riguardo a Dzeko ed Emerson Palmieri.

La cifra che balla sono 50 milioni più bonus, non male per un attaccante 31enne e un terzino più giovane ma con già un grave infortunio al ginocchio sul groppone.

Da Roma, i tifosi si sono scagliati dicendo che il DS sta smontando la squadra e il povero Di Francesco non potrà più puntare allo scudetto (come se, a questo punto della stagione, potesse ancora farlo). Ad aggiungersi a questa contestazione va anche l'offerta cinese per in ninja Nainggolan, che sente il richiamo dei soldi asiatici e che verrebbe comunque pagato una cifra notevole (circa 50 milioni) per un centrocampista 30enne che fa dell'agonismo atletico la sua arma principale.

In questi termini mi viene da pensare che il nostro amico Monchi sia tutt'altro che uno sprovveduto e stia facendo cassa su giocatori che in questo momento hanno mercato e che potrebbero non averne più tra 6 mesi. Si sa che il mercato di riparazione di gennaio è sempre nevrotico e punta all'acquisto impulsivo, esattamente come le giovani donzelle quando si aprono i saldi.
Se da un lato può esserci qualche colpo, sono numerosi i pacchi invernali comprati dalle squadre di Serie A. Volete ad esempio una previsione? Rafinha. Un buon giocatore, da sano certamente, ma con un infortunio così grave alle spalle e tutti quei mesi di stop forzato, cosa dovrebbe aggiungere alla rosa di Spalletti?

La Roma sta facendo un mercato intelligente ingolosendo i pretendenti sui suoi giocatori a fine carriera (o quasi) e portando in saccoccia il più possibile. Un calciatore dovrebbe essere sempre venduto alle soglie dei 30 anni per trarne il maggior profitto; prima sportivo e poi economico. Si sa che, salvo qualche eccezione, dopo la trentina aumenta lo stipendio e cala la prestazione. Non proprio un affare insomma. Monchi è uno stratega da questo punto di vista e, se il suo obiettivo è anzitutto quello di mettere a posto le finanze, sta intraprendendo la strada corretta.
Probabilmente avrà diverse frecce al suo arco da scagliare quest'estate e piombare su giovani promesse da far esplodere negli anni futuri.

La Roma ha bisogno di respiro e di tempo, spero per il buon calcio che i tifosi glieli concedano con fiducia.

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Ah! Da quando il Gaucho non gioca più

18 gennaio 2018

L'adolescenza è un periodo della vita incasinato per tutti ma per chi, come me, l'ha passato ammirando le magie di Ronaldinho diventa improvvisamente molto più chiaro e lineare.

La prima volta che sentii parlare del brasiliano pensai subito ad una copia sbiadita del vero Ronaldo, il solito giocatore bravino che poi sparisce nei meandri dei brocchi falliti di cui la storia del calcio trabocca. Poi, durante un Brasile-Inghilterra ai mondiali del 2002, vidi questo:

Lì per lì pensai "ok, una botta di culo" ma se si guarda attentamente il video, un attimo prima di calciare, sembra che Dinho miri proprio l'incrocio dei pali! Interno destro felpato e palla nel sette. Il povero David Seaman sta ancora andando per mare (si, l'ho scritto veramente).

Da quel momento cominciai a scoprire COS'ERA Ronaldinho ed iniziò il mio amore viscerale per quel calciatore dentone, dalle movenze caracollanti ma mai sgraziate, dai piedi fatati e dal dribbling ubriacante. La cosa che più mi affascinava era la facilità con cui tirava fuori dal cilindro certe giocate. E soprattutto RIDEVA dopo averlo fatto. Si perché Ronaldinho giocava col sorriso stampato sul muso. Ronaldinho era il divertimento nel calcio.

Tutte le volte che potevo guardavo le partite del Barcellona, dove lui sembrava un ragazzino al campetto a divertirsi più che un calciatore professionista al lavoro. La sua superiorità tecnica era palese e plateale, negli anni di massimo fulgore agonistico, ma la vera forza del ragazzo era soprattutto il modo in cui approcciava la partita. Non erano solo le giocate e i dribbling, i pallonetti e i palleggi. Un'idea di interpretare la partita come l'attività più naturale del mondo. Come una presenza leggera e spietata che muoveva un pallone. Ronaldinho era un'ideale di gioco. E gli ideali, si sa, sopravvivono agli uomini.

Se si guarda infatti il bottino di gol raccolti in carriera (263 in 17 anni circa), si può pensare che Ronaldinho fosse un buonissimo trequartista con il vizietto del gol, nulla di più. Una seconda punta da 15/20 gol a stagione insomma. Sicuramente un ottimo profilo, visti i numeri, ma che rimangono freddi e non si accendono di quell'emozione che regalava lui in campo, anche quando non segnava, con numeri tipo questo:

Qualcuno potrà contestare che fossero giochetti fini a se stessi, certo. Io rispondo che sono comunque meravigliosi e nel calcio bisogna sempre andare alla ricerca della bellezza, come in ogni cosa. Lo sport non deve essere cinico e spietato, ma educativo e soprattutto divertente. La giocata deve essere il giusto equilibrio tra efficacia e classe. Più si aumentano i valori di questi due fattori, più il calciatore si avvicina all'artista. Ronaldinho era un artista del calcio. Tanto bello quanto maledettamente efficace.

Ronaldinho riusciva a farmi entusiasmare come un cammello con una semplice discesa palla al piede. Il controllo flemmatico, lo strappo improvviso, poi la carezza o la botta secca. Il Gaucho mi faceva piangere di gioia anche quando non segnava. Ronaldinho era entusiasmo.

A mio avviso, ad esempio, questa azione finita sul palo vale più di 100 gol:

È davvero difficile condensare in poche parole cos'era veramente Ronaldinho in campo. Lui era il vero 10. Era quel calciatore che non aveva paura di tentare un filtrante "no-look", che comunque riusciva a rendere sublime col suo stile inconfondibile. Ronaldinho era stile.

Ronaldinho ha annunciato ora il suo ritiro dal calcio professionistico, a 38 anni suonati. A dire la verità era da almeno 8 anni che non faceva più davvero il calciatore. Ma non perché si fosse rotto o perso nella vecchiaia. No. Lui non è mai stato davvero un atleta, ma un artista del pallone. Dopo aver dimostrato al mondo, in gioventù, cosa significhi davvero giocare a calcio, è andato oltre l'immagine del campione. Ha oltrepassato il livello diventando un artista a tutti gli effetti, alla ricerca dell'assoluta bellezza. In questo senso Ronaldinho ha nobilitato il calcio, fino a renderlo espressione poetica, di piuma e di spada. Ronaldinho era ciò che tutti vogliono dal calcio.

Ronaldinho era IL CALCIO.

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